Sostanze tossiche negli abiti per bambini. La denuncia di Greenpeace

Sostanze tossiche negli abiti per bambini. La denuncia di Greenpeace

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Il 14 gennaio Greenpeace ha pubblicato un rapporto in cui denuncia la presenza di “sostanze tossiche pericolose negli abiti e nelle scarpe per bambini fabbricati in Cina e in altri paesi da alcune grandi marche" e vengono citati noti brand casual, sportivi ma anche di lusso come Burberry, Disney, Adidas, Nike, American Apparel, C&A, H&M, Zara, Levis, LiNing, Calvin Klein, Primark e Gap.

Nell’ambito della campagna Detox, Greenpeace ha esaminato 82 capi d’abbigliamento di 12 marchi prodotti in 25 paesi. Sono stati analizzati dal laboratorio dell’università di Exeter, nel Regno Unito, e hanno “rilevato tracce di sostanze chimiche dannose per la salute”.

In tutti i campioni è stata ricercata la presenza dei nonilfenoli etossilati (NPEs). Alcuni prodotti sono stati analizzati anche per verificare la presenza di ftalati, composti organostannici e composti chimici perfluorurati (PFCs) o antimonio.

Nonostante i prodotti acquistati fossero destinati a bambini e neonati, non è stata riscontrata una differenza significativa tra il livello di sostanze chimiche rilevate in questo studio e quello riscontrato in analisi precedenti (per lo stesso tipo di sostanze chimiche pericolose) su capi di abbigliamento per adulti

I dati
Nonilfenoli etossilati (NPEs) sono stati trovati in 50 prodotti su 82, a livelli che vanno da appena 1 mg/kg (il limite di rilevamento) fino a 17.000 mg/
kg. Si tratta del 61% di tutti i prodotti testati. Tutti i marchi hanno almeno un prodotto nel quale sono stati rilevati nonilfenoli etossilati. I NPEs sono stati rilevati in prodotti provenienti da 10 Paesi di produzione su 12.

Gli ftalati sono stati trovati in 33 campioni dei 35 che presentavano stampe al plastisol. Due di questi campioni contenevano concentrazioni molto elevate di ftalati se confrontati con precedenti analisi effettuate da Greenpeace. I livelli di ftalati rilevati alcuni articoli non sarebbero consentiti dalla legislazione europea, che però non si applica agli indumenti, ai giocattoli e articoli per bambini.

I composti organo-stannici (composti organici dello stagno) sono stati trovati in tre articoli con stampe al plastisol (sui 21 testati) e in tre calzature
su cinque.

Uno o più PFCs (composti perfluorurati) sono stati rilevati in ciascuno dei 15 articoli testati per il rilevamento di tali sostanze.

L’antimonio è stato ritrovato in tutti e 36 gli articoli in cui è stato cercato. Si tratta di prodotti contenenti tessuti di poliestere al 100% oppure di poliestere e altre fibre.

Greenpeace chiede alle imprese di riconoscere l’urgenza del cambiamento e di agire da leader sulla scena globale, impegnandosi all’eliminazione delle
sostanze chimiche pericolose entro il 1 gennaio 2020.

Dal lancio della campagna di Greenpeace “Detox” nel luglio 2011, 18 importanti aziende del settore dell’abbigliamento si sono impegnate pubblicamente. Mentre la maggioranza di loro si sta impegnando realmente, tre compagnie - Adidas, Nike e LiNing – non stanno tenendo fede alle loro promesse.

I risultati di questo rapporto mostrano l’urgenza con cui le aziende del settore devono ripulire la loro filiera e assicurare un futuro pulito alle prossime generazioni.

 

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