Bon ton per bambini

Bon ton per bambini

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Ecco alcune situazioni in cui insegnare la buona educazione ai propri bambini.

A come automobile Insegniamo da subito ai nostri bambini il modo corretto per viaggiare in auto. Ne va soprattutto della loro sicurezza. Fin da piccoli si sistemano i bambini negli appositi seggiolini, assicurandoli con le cinture di sicurezza. Non ci devono essere eccezioni a questo proposito. Il bambino deve sapere che non deve fare i capricci per agganciarsi, che non gli è permesso sganciarsi né tanto meno spostarsi per l'abitacolo dell'autovettura.

B come bisbigliare Quando ci si trova in pubblico, non è educato bisbigliare nell'orecchio della mamma per non farsi sentire dai presenti. Questo gesto può essere tollerato solo nei bambini più piccoli. Insegniamo dunque ai bambini a parlare a voce alta o a rimandare le loro confidenze a un momento successivo.

C come cinema Se si decide di portare il bambino al cinema è meglio spiegargli prima che cosa succederà e come dovrà comportarsi. E' meglio avvisarlo prima del fatto che si spegneranno le luci e che dovrà stare seduto al suo posto senza parlare ad alta voce. Prima di accomodarsi in sala meglio fare una sosta ai servizi.

D come dita nel naso E' normale che i più piccoli, non ancora capaci di soffiarsi il nasino da soli, si infilino le dita nel nasino per liberarsi dalle secrezioni che ostacolano la respirazione. Occorre però scoraggiare il prima possibile questo comportamento, spiegando al bambino che questo gesto è maleducato, soprattutto in pubblico. Per prevenirlo, teniamogli pulito il naso con la soluzione fisiologica o, se più collaborativo, invitiamolo a soffiarsi il naso più spesso.

E come età Spesso i genitori si domandano a partire da quale età si possa cominciare a insegnare le regole della buona educazione. In realtà non c'è una regola: a seconda di ciascuna età il bambino è pronto per poter assimilare determinate regole. Occorre ricordare che il bambino respira anche l'educazione che vive in famiglia: se cresce in un ambiente dove i genitori dicono parolacce, urlano o sono maleducati non c'è da aspettarsi che il loro bambino cresca come il piccolo lord. I figli imitano i genitori.

F come forchetta E' dai tre anni che i bambini sono in grado, in genere, di maneggiare cucchiaino e forchetta. Prima di questa età, si può cominciare a insegnare loro a usare le posate e il set per lo svezzamento, ma senza arrabbiarsi se qualche volta utilizzeranno ancora le manine. Dai quattro-cinque anni in poi, invece, non bisogna permettere ai bambini di usare le mani. A questa età gli si insegnerà anche a non parlare con la bocca piena e a presentarsi a tavola con le mani pulite. Bisogna anche insegnare al bimbo che si sta seduti finché non si è finito il piatto.

G come gradualità A ogni età si possono impartire delle regole di buona educazione, ma occorre usare una certa gradualità, senza pretendere troppo dai più piccoli. Occorre infatti tenere conto delle sue fasi di sviluppo e del fatto che non è possibile chiedere al bambino di applicare delle regole per le quali non ha ancora sviluppato a sufficienza le abilità per metterle in pratica.

H come handicap I bambini notano chi è diverso da loro sotto molti aspetti, anche per le condizioni fisiche. Prima o poi capiterà che quando meno ce lo aspettiamo ci sentiamo chiedere: "Perché quel bambino è sulla carrozzella?" oppure " Perché quel signore cammina con il bastone?". Senza nascondersi dietro bugie e senza provare imbarazzo, basterà spiegare loro la verità e insegnargli il rispetto per gli altri.

I come indicare I bambini sono in genere molto curiosi a ciò che li circonda. Purtroppo però a volte indicano con il dito una persona che li ha particolarmente colpiti, per esempio per il modo in cui è vestito. Invitiamoli però da subito a non fare commenti sulle persone in loro presenza e, soprattutto, a non indicarli con il dito.

L come linguacce e versi Fare la linguaccia dal finestrino della macchina quando si è in coda o al supermercato è un gesto che nei bambini è frequente, ma davvero poco educato. Facciamo capire dunque subito, con fermezza, che boccacce, linguacce e versi di vario genere possono urtare la sensibilità di chi li riceve e dunque non sono permessi. Non è il caso, invece, di intervenire se queste espressioni avvengono tra compagni di gioco, purché la situazione rimanga sotto controllo.

M come mezzi pubblici Sul tram e sull'autobus insegniamo ai bambini le buone norme di educazione. Prima di tutto, gli si mostrerà che non si spinge per salire, che non si corre per prendere un posto,  che salendo si timbra il biglietto e che, se si incontra una persona anziana, incinta o che appare più stanca di noi, ci si alza e le si cede il posto. Non permettiamo ai bambini di mettere i piedi sui sedili o di occupare più posti sdraiandosi.

N come no Dire "no" a volte costa molta fatica ai genitori: concedere è più facile che negare. Ma sono proprio i no che aiutano a crescere il bambino, che in questo modo impara a capire quali sono i propri confini e a tollerare la frustrazione legata al fatto di non aver ottenuto quello che voleva. Se abbiamo stabilito delle regole, facciamole dunque rispettare fino in fondo, senza cedere ai ricatti del bambino.

O come ospedale Se urla e schiamazzi non sono graditi in ogni contesto, questo vale a maggior ragione per gli ospedali, dove i pazienti ricoverati hanno il diritto di rimanere tranquilli. Proprio per questo, in genere, i bambini non hanno accesso a questi posti, salvo reparti di maternità. Se si va a trovare l'amica che ha appena partorito, ricordiamoci però che, anche se lei sta bene, la sua vicina di letto potrebbe essere più stanca.

P come parolacce I bambini imparano le parolacce dagli adulti e dai loro compagni di gioco, che spesso a loro volta le hanno imparate da altri adulti. Occorre quindi che in primo luogo cerchiamo di controllare il nostro linguaggio in famiglia, evitando anche di far vedere al bambino programmi alla televisione nei quali il linguaggio non è "corretto". Solitamente il bambino le ripete solo per imitazione dell'adulto, senza nemmeno conoscere il significato. Altre volte, invece, sono provocatorie: vengono dette proprio per vedere quale reazione suscita nell'adulto. La migliore strategia da contrapporre, dunque, è quella di ignorarle: l'assenza di reazione, di stupore o di indignazione da parte del genitore toglierà gusto alla trasgressione.

Q come qualche eccezione Ricordiamo che i bambini sono "bambini" e non pretendiamo troppo da loro: se, in generale, il loro comportamento è docile e rispettano per lo più le regole che imponiamo loro, non preoccupiamoci se qualche volta si trasgredisce. Non c'è nulla di male, per esempio, a concedere una nuova confezione di pennarelli al bambino al supermercato. L'importante è che la richiesta si concluda così e che da una concessione non scaturiscano altre infinite richieste.

R come ristorante Per evitare spiacevoli inconvenienti, quando si hanno bambini piccoli è consigliabile optare per locali adatti ad accoglierli. Non in tutti i ristoranti i più piccoli sono graditi e, in questo caso, è meglio optare per un locale diverso. Anche nel posto più informale, tuttavia, ci sono precise regole da rispettare: non si corre tra i tavoli, non si urla, si sta seduti a tavola quando si mangia, non si disturbano i vicini di tavolo con le proprie chiacchiere, non si  mangia con le mani (questo vale per i più grandicelli). Se il locale è dotato di un giardino o di uno spazio adeguato, i bambini dopo la cena potranno alzarsi per giocare; diversamente, li si inviterà a rimanere vicino ai propri genitori, svolgendo qualche attività tranquilla.

S come supermercato Gli scaffali dei supermercati offrono diverse tentazioni ai bambini, che con i loro "voglio" o "me lo compri" riescono a far saltare i nervi anche ai genitori più calmi. Perché la spesa non diventi un incubo, occorre dunque stabilire in anticipo alcune regole chiare e precise. Il bambino non deve toccare frutta e verdura con le mani né mettere nel carrello tutto quello che vede, e deve attenersi alla lista preparata.

T come telefono Ai bambini piace molto e proprio per questo imparano ben presto a usarlo e a rispondere alle chiamate al posto dei genitori. Occorre però evitare che i bambini si trattengano per ore al telefono con gli interlocutori. Spieghiamo ai piccoli che, dopo aver risposto e salutato, devono passare la telefonata al papà o alla mamma. Molti bambini poi, per gelosia nei confronti dei genitori impegnati in una conversazione telefonica, disturbano con capricci. Per arginare tale comportamento, evitiamo di trascorrere troppo tempo al telefono, e spieghiamo al bimbo che non deve comportarsi così.

U come urla Urla e schiamazzi danno fastidio a tutti, soprattutto quando ci si trova in un luogo chiuso, dove i rumori si amplificano. Insegniamo dunque ai bambini a modulare la propria voce, spiegando loro, quando hanno l'età per comprenderlo, che non è necessario urlare per farsi capire e che, parlando con un amico, si può tenere un tono di voce più basso. Diamo a nostra volta il buon esempio, evitando di urlare quando non serve.

V come voglio "L'erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re" recita un vecchio proverbio. Eppure molti genitori, pressati dalle continue e insistenti richieste dei loro figli, capitolano di fronte a mille "voglio" dei loro bambini.  Abituiamoli fin da piccoli al fatto che non possono avere tutto quello che vogliono. Concedendo sempre tutto e subito, si toglierà valore alla conquista delle cose e alla fatica che occorre per guadagnarsele.

Z come zuccheriera Siamo al ristorante e abbiamo chiesto ai bambini di stare seduti a tavola. Ma se otteniamo questo obiettivo concedendo loro di rovesciare la zuccheriera, di scambiare il sale con il pepe, o di giocare con l'oliera, non possiamo dirci fieri del risultato. Abituiamo i bambini anche al rispetto delle cose altrui.              

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